CARMELO ARGANTE
Nasce il 12 febbraio 1926 a Siracusa e sin da piccolo dimostra una straordinaria abilità e un gran talento nel disegno, tanto che il padre Vincenzo, nonostante le difficoltà che la guerra presentava, lo iscrive al Liceo Artistico.
Argante non aderisce a nessun movimento pittorico, si delinea un suo stile preciso e autentico, che lo contraddistingue e individua sempre, con la sua Pittura Popolare, così venne definita con successo a Milano in Brera dove espose per Lombardia Arte.
Enzo
Camera dei bambini, falegname, tavolo dell’artista, pennelli, colori, acqua ragia, cavalletto. Odori, colori, musica lirica, cavalleria rusticana, uomini e donne e bambini senza volto, de Chirico. Le pareti tapezzate dalle opere. La gatta. La parapsicologia e i fantasmi, i fluidi e la lotta contro il male. Le mostre, i premi, i viaggi. I capelli d’argento, il cashcoll.
Siracusa bene, Siracusa male. Il trasferimento al nord per figli e nipoti, appena in tempo. E ora i suoi quadri. Per sempre.
Giovanni
Scrivere di mio padre, non è certamente facile dopo così tanti anni dalla sua dipartita, ma la scoperta quel giorno di questa scatola magica, una sorta di cassetta di stampe, foto, articoli, interviste legate alla sua arte pittorica, tenuta lì per 15 anni e dimenticata... mi ha riportato alla mente tanti ricordi...
Papà Carmelo con noi schivo di tenerezze e insegnamenti, mai severo e autoritario, ma spesso pensieroso avvolto nel suo mondo di pensieri e riflessioni intime... ci richiamava e riprendeva solo se ritardavamo i nostri rientri giovanili, era molto legato alla puntualità. Cresciuti così serenamente in grande libertà, ma educati a coltivare anche il dono della responsabilità, soprattutto del rispetto per gli altri, a volte mi piace definirla una famiglia dignitosamente piccolo borghese.
Un Papà puro, con i suoi tormenti interiori da vero artista, come se sentisse la sofferenza del mondo e degli uomini calare su di se, viverla senza indugi e in modo autentico e come se dipingendo andasse poi alla ricerca di pace, armonia e bellezza. Questo mi hanno sempre trasmesso le sue opere, gioia, leggerezza, con i suoi colori accessi e sapientemente sfumati, con i suoi personaggi teneri e delicati, sempre in attesa...
Uomo dall’anima profonda, ossessionato dall’onestà, gran lavoratore, tosto, come possono essere gli uomini degli anni ‘20, gli uomini del famoso miracolo italiano negli anni ‘60. Celava spesso i suoi sentimenti le sue emozioni, ricordo di averlo visto commosso poche volte, una di queste quando ascoltava le sue amate opere liriche di cui era appassionato, e vederlo sorridere di gusto, quando vedevamo film comici, i suoi amati Franco e Ciccio, taciturno con noi, chiaccherone quando gli presentavo le mie fidanzate.
Di lui mi piace aver ereditato l’inquietudine, quei travagli interiori che ho sempre portato nel mio lavoro di attore, il bagaglio più importante che ha contribuito alla mia crescita di uomo. Grazie papà Carmelo perchè ci hai insegnato insieme a mamma Santina a vivere la famiglia come un luogo dove si coltivano i valori, ogni giorno con modestia e fiducia, che rimangono al di sopra di tutto.
"Nelle tele di Argante appare una luce corposa, succulenta, brillante che filtra tra alberi e natura assolata, tra colline e orizzonti, tra archi e scalinate, dando un esperto senso di profondità, di pace, di armoniose proporzioni con un velato, sublime senso di poesia."
"La luce accecante giunge sempre dal fondo, com se Argante dipingesse contro il sole per sfidarne i raggi che come dardi di fuoco invece avanzano e squarciano ogni passaggio, ogni porta, ogni arco, persino le grate, i sentieri di neve e le foreste alberate, un sole che vince dunque e che nel suo itinerario pittorico s'impregna di quei significati simbolici che informano tutta la pittura di Argante.
Nelle scene accecanti, di tanto in tanto, appaiono figure umane solitarie, silenziose, prive d'identità, vaganti con le loro maschere di vetro, in spazi privi di moto, ove non c'è acqua che scorre, ove non circolano automezzi, ove non esiste l'azione del vento sui rami spesso privi di foglie."
"Carmelo Argante vuole dipingere delle cose vere, anzi più vere che se fossero vere, sempre e onestamente alla ricerca di una via nuova che si riscontri nella tavolozza e nei progetti.
É difficile togliere lo sguardo da questi lavori in cui anche i colori vivaci, ricchi ma sapientemente armonizzati e condotti sottendono di frequente al loro canto, uno sfondo senza fine e senza storia.
Ciò che diviene pittura in Argante ci ricorda la poesia del primo Eluard; il sangue di quella ingenua e sincera sofferenza, che alimenta il messaggio artistico come una "goccia di candore che brilla dopo il pianto.
É proprio in questo progetto poesia della mente, in questa lucentezza che sentiamo il grido raccolto, acuminato della poetica del Maestro Argante."
"É questa la verità che cerca Argante, quella verità che sa trovare dentro di sè nelle pieghe più profonde della coscienza e che riesce a rivelare nelle sue tele con tocchi che spesso raggiungono i limiti della poesia e della bellezza."
"É un grosso impegno di comunicazione quello intrapreso dall'Argante, sforzo che è, sin qui condotto con successo... Riteniamo che l'opera, il discorso condotto da Argante pur nella sua alta drammaturgia e impegno si ponga come "facile e fruibile."
"Carmelo Argante pittore di idee per aver fatto conoscere i temi del nostro meridione attraverso un impegno ed una passione non comuni."
"Più che l'artista saluto in Carmelo Argante un difensore dei problemi siciliani che ci ha toccato profondamente."
"Raccordi anulari, viali ampi, filari di alberi, alti e in perfetto allineamento, l'aria tersa, la luce che innonda gli ambienti e ipersonaggi anonimi quasi manichini che si muovono in uno scenario particolarmente sereno...
...Di questi elementi è fatta la pittura di Carmelo Argante artista siracusano."