• Io ti stimo caro Argante,
    per la tua calma cosi umana e in pace con gli uomini,
    e quindi con te stesso, per il tuo fiocco di artista
    al colletto della tua camicia qualche volta
    e chi lo porterebbe oggi se non un puro,
    per i tuoi tramonti che vanno ben oltre
    l’oleografica bellezza dei tramonti,
    hai solitudine e silenzi e colore.
    Sei un pittore, un pittore che io stimo.

    Lydia Alfonsi

  • Mostra personale Basilica di San Nicolò

    Col Prefetto - Siracusa 1981

CARMELO ARGANTE

Nasce il 12 febbraio 1926 a Siracusa e sin da piccolo dimostra una straordinaria abilità e un gran talento nel disegno, tanto che il padre Vincenzo, nonostante le difficoltà che la guerra presentava, lo iscrive al Liceo Artistico.

Argante non aderisce a nessun movimento pittorico, si delinea un suo stile preciso e autentico, che lo contraddistingue e individua sempre, con la sua Pittura Popolare, così venne definita con successo a Milano in Brera dove espose per Lombardia Arte.

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Enzo

Camera dei bambini, falegname, tavolo dell’artista, pennelli, colori, acqua ragia, cavalletto. Odori, colori, musica lirica, cavalleria rusticana, uomini e donne e bambini senza volto, de Chirico. Le pareti tapezzate dalle opere. La gatta. La parapsicologia e i fantasmi, i fluidi e la lotta contro il male. Le mostre, i premi, i viaggi. I capelli d’argento, il cashcoll.

Siracusa bene, Siracusa male. Il trasferimento al nord per figli e nipoti, appena in tempo. E ora i suoi quadri. Per sempre.

Giovanni

Scrivere di mio padre, non è certamente facile dopo così tanti anni dalla sua dipartita, ma la scoperta quel giorno di questa scatola magica, una sorta di cassetta di stampe, foto, articoli, interviste legate alla sua arte pittorica, tenuta lì per 15 anni e dimenticata... mi ha riportato alla mente tanti ricordi...

Papà Carmelo con noi schivo di tenerezze e insegnamenti, mai severo e autoritario, ma spesso pensieroso avvolto nel suo mondo di pensieri e riflessioni intime... ci richiamava e riprendeva solo se ritardavamo i nostri rientri giovanili, era molto legato alla puntualità. Cresciuti così serenamente in grande libertà, ma educati a coltivare anche il dono della responsabilità, soprattutto del rispetto per gli altri, a volte mi piace definirla una famiglia dignitosamente piccolo borghese.

Un Papà puro, con i suoi tormenti interiori da vero artista, come se sentisse la sofferenza del mondo e degli uomini calare su di se, viverla senza indugi e in modo autentico e come se dipingendo andasse poi alla ricerca di pace, armonia e bellezza. Questo mi hanno sempre trasmesso le sue opere, gioia, leggerezza, con i suoi colori accessi e sapientemente sfumati, con i suoi personaggi teneri e delicati, sempre in attesa...

Uomo dall’anima profonda, ossessionato dall’onestà, gran lavoratore, tosto, come possono essere gli uomini degli anni ‘20, gli uomini del famoso miracolo italiano negli anni ‘60. Celava spesso i suoi sentimenti le sue emozioni, ricordo di averlo visto commosso poche volte, una di queste quando ascoltava le sue amate opere liriche di cui era appassionato, e vederlo sorridere di gusto, quando vedevamo film comici, i suoi amati Franco e Ciccio, taciturno con noi, chiaccherone quando gli presentavo le mie fidanzate.

Di lui mi piace aver ereditato l’inquietudine, quei travagli interiori che ho sempre portato nel mio lavoro di attore, il bagaglio più importante che ha contribuito alla mia crescita di uomo. Grazie papà Carmelo perchè ci hai insegnato insieme a mamma Santina a vivere la famiglia come un luogo dove si coltivano i valori, ogni giorno con modestia e fiducia, che rimangono al di sopra di tutto.

Highlights

01 lug

QUOTAZIONE Artista -L'Elite - Arte italiana 1996

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