• Biografia

    1953 - 2023

Carmelo Argante

Nasce il 12 febbraio 1926 a Siracusa e sin da piccolo dimostra una straordinaria abilità e un gran talento nel disegno, tanto che il padre Vincenzo, nonostante le difficoltà che la guerra presentava, lo iscrive al Liceo Artistico.

Studi che però non riesce a terminare perchè nel Dicembre del 1942, partecipando alla mobilitazione civile generale, entra nelle Ferrovie dello Stato come manovale, per uscirne nel 1981, Capo treno di I° Classe.

Nel 1950, incontra l'amore della sua vita, Santina, un'unione felice che contribuirà alla serenità e all’ispirazione del Maestro, lei il punto di riferimento, con la sua dolcezza, con la sua intelligenza del cuore.

Un'unione durata 57 anni che regalerà anche due figli, il giornalista e scrittore Enzo e l‘attore Giovanni.

La sua pittura degli inizi ha un sapore e tinte impressioniste, olio su tela spesso a spatola, con tematiche che richiamano alla sua terra, nel 1965 realizza i il Gatto Tea, quadro che diventerà la sua mascotte, il suo porta fortuna, lo seguirà e aprirà tutte le sue personali.

Gli anni 60 rappresentano per l’artista un periodo in cui la sua attività pittorica è ricca di iniziative per lo più legate a collettive nella sua città natale e in vari luoghi della provincia, a Modica, Noto. Dipinge con la leggerezza e il disincanto di chi lo fa per piacere, alternandolo al ruolo di padre, al suo lavoro in ferrovia e anche agli studi di Parapsicologia che influenzerà la sua arte in futuro.

É all’inizio degli anni 70 che svolge un intensa attività di mostre e collettive in Italia, le sue prime Personali a Siracusa, Circolo della Stampa di Palermo, Catania che trovano largo consenso di pubblico e critica. Il suo estro, il suo cammino pittorico coincide con l’evoluzione dell’uomo Argante, alla base della sua esperienza artistica c’è una profonda fiducia ed un grande amore per l’uomo e la natura, dipingere adesso diventa una necessità interiore, un balsamo alle sue inquietudini di uomo e artista, chiaramente influenzate dal suo studio serio e profondo della Parapsicologia.

Protagonisti dei suoi quadri diventano spesso gli emarginati, gli umili, l’uomo con i suoi travagli interiori le sue crisi esistenziali, il suo disagio psichico, con i suoi volti privi di lineamenti, proprio perchè rappresentano l’archetipo dell’uomo, resi intensamente espressivi dall’estrema delicatezza tonale, dagli effetti di luce, di ombre e di atmosfere, come si vede in uno dei quadri più famosi di quel periodo “Quelli del nido del cuculo”.

Argante non aderisce a nessun movimento pittorico, nella sua arte c’è il segno della ricerca difficile e sofferta, di chiara ispirazione metafisica, in quegli anni. “Le ombre che si scagliano pesanti sull’asfalto, alcune peculiarità prospettiche sono queste che danno la certezza di un autenticità di linguaggio”, pittore metapsichico, così venne anche definito. Ma è nel finire degli anni ’70 che la sua pittura ha quel cambiamento che lo accompagnerà per tutto il resto della sua produzione artistica, influenzato anche dall’abbandono degli studi di Parapsicologia. Il Maestro si avvicina così a un figurativo moderno o come verrà definita con successo a Milano, dove espone in Brera per Lombardia Arte, Pittura Popolare, che supera il naif per regalarci squarci e momenti di luce e dolcezza. Si delinea un suo stile preciso e autentico che lo contraddistingue e lo individua sempre, “Quello è un Argante, basta dare un occhiata ad un quadro per accorgersene: i colori, il segno, tutto vale a darne la precisa connotazione”.

Ben presto diventa protagonista negli anni 70 e 80 della pittura siciliana, si impone a livello nazionale e internazionale esponendo a Bologna, Roma, Parigi, Monaco, Boston, Fiuggi, Cesenatico, assumendo la nomina di Accademico di San Marco di Napoli, vive un intensa e prolungata stagione di riconoscimenti di pubblico e critica.

Ricordiamo solo alcuni, 1977 “L’Oscar” di Montecarlo, 1978 a Sanremo “San Marco d’oro” , 1978 Salsomaggiore Terme “I Maestri dell’arte italiana”, 1980 Firenze “Giotto” per l‘arte – e soprattutto nel 1980 a Boston, dove si reca per una collettiva e per ricevere il Diploma d’onore Città di Boston – 1980 Parigi “Le Moulin Rouge Hommage a Toulouse Lautrec“, 1981 Siracusa Premio “Capodieci” … la sua pittura si avvicina adesso a tematiche più attuali e contemporanee, si stempera in atmosfere poetiche, con i suoi colori, i suoi tramonti che regalano all’osservatore serenità, pace, bellezza … “La luce accecante giunge sempre dal fondo, come se Argante dipingesse contro il sole per sfidarne i raggi che avanzano e squarciano ogni porta, ogni arco, perfino le grate, i sentieri di neve e le foreste alberate”.

Egli è anche pittore di tematiche sociali, il lavoro, la pace, l’ecologia, che troviamo presenti in molte sue tele, come per esempio U Mali Siccu, opera pluripremiata (Collezione Arturelli) che parla dell’inquinamento industriale della sua Siracusa. “Difficile togliere lo sguardo da questi lavori in cui anche i colori vivaci, ricchi ma sapientemente armonizzati e condotti, definiscono I suoi personaggi che sembrano sempre in attesa di un nuovo umanesimo che possa ridare fiducia e gioia di vivere”. Notevole anche la realizzazione di miniature e quadri su Papiro, che a Siracusa nasce spontaneamente sulle rive del fiume Ciane e adorna la famosa Fonte Aretusa, in città una ricca e fiorente produzione artigianale di carta papiro.


Le sue personali negli anni ’80, diventano luogo di incontro tra il pubblico, i suoi estimatori e personalità delle Istituzioni e dell’arte, come la grande attrice Lydia Alfonsi che cosi dice di lui...

Caro Argante

Ti lascio alla mia segreteria telefonica il mio pensiero su di te artista, non ho altro tempo e perdonami la singolarità, ma non volevo ti mancasse.

Mi piacciono le tue linee semplici, essenziali, nei tuoi uomini alla finestra un bel quadro che ho comprato da te. Ti stimo. Se penso ai tuoi colori subito mi ricordo dell’arancio, arancio arancio arancio direbbe Gertrude Stein.

Io ti stimo caro Argante, per la tua calma cosi umana e in pace con gli uomini e quindi con te stesso, per il tuo fiocco di artista al colletto della tua camicia qualche volta e chi lo porterebbe oggi se non un puro, per i tuoi tramonti che vanno ben oltre l’oleografica bellezza dei tramonti, hai solitudine e silenzi e colore.

Sei un pittore – un pittore che io stimo.

Ciao

E cosi di lui anche il grande intellettuale scrittore e penalista siciliano, Piero Fillioley.

Quest’uomo bassotto, massiccio, testa leonina a riccioli cenerini, parrebbe costruito per chissà quali fatiche. É il celeste profondo degli occhi che rivela qual è; un artista. Prima che nei suoi quadri, quello sguardo da le certezze della sua ispirazione. Gliele ha pittate la stessa natura.

Numerose in quegli anni anche le opere di ispirazione sacra e religiosa, non possiamo non citare due grandi esempi della sua arte, “Le Clarisse di Chambery” (La Sindone) 1978, copertina di un libro del Dottor Sebastiano Rodante, grande studioso della Sindone e “L’Ultima cena” (Questo è il mio corpo) 1982 , quest’opera olio su tela di mt. 2,98 x 1,95 si trova esposta nella Chiesa di Santa Rita a Siracusa.

Nel 1985, dedica un tributo al suo pittore amato, Caravaggio, dipinge una copia del Seppellimento di Santa Lucia, opera che il Merisi realizza proprio a Siracusa nel 1608, come pala per l’altare maggiore della Basilica di Santa Lucia al Sepolcro. Proprio in quell’anno, nel 1985, i Frati Minori, chiesero al Maestro Argante di esporre la sua copia, in Basilica, mentre il capolavoro di Caravaggio era fuori per restauro.

Definito da alcuni critici come una delle voci più genuine della pittura contemporanea, ma dove Argante è davvero un maestro è nella scelta dei colori, il giallo, l’arancio, che hanno toni stupendi e sfumature bellissime, la sua arte trova anche nelle matrici etnologiche siciliane notevoli spunti da elaborare, Il Bicchiere di vino in cantina, i Calafatari, la Donna che cuce, il Venditore di cocomeri …

"L’inafferabile è rimasto tale nonostante la scienza ha regalato a l’umanità benefici incalcolabili, i drammi dell’uomo di ieri non sono diversi da quelli di oggi". Carmelo Argante “ha come fine della sua proposta pittorica quella di suscitare nell’osservatore una componente emotiva che lo disancori dalle (op)pressioni quotidiane e lo riconduca a una stagione elegiaca in cui il vivere era parlarsi in libertà, in sintonia con i propri slanci non frenati e non commisurati al calcolo e al tornaconto”.

Dipingere è per lui, un esigenza interiore, per una sana e profonda ispirazione, di tormenti e inquietudini spirituali, come se cercasse di realizzare e creare nei suoi quadri quell’armonia, quella pace e bellezza che rappresenta la continua aspirazione dell’uomo. Anche per questo nella sua attività pittorica ha sempre rifiutato quadri su commissione, sempre in fuga o in contrasto con mercanti d ‘arte.

Nonostante ciò, questo disagio nell’affrontare, oggi si direbbe il marketing, molte le sue opere vendute, i suoi collezionisti, che hanno portato le sue quotazioni a cifre considerevoli, come certificano anche il Comanducci del 1979 e l’Elite Selezione Arte Italiana del 1996. A questo proposito ci piace ricordare le numerose critiche e gli apprezzamenti di famosi storici dell‘arte e critici nazionali, ricordiamo:

  • Prof. Paolo Olindo Giusti Direttore di "Nuova Critica"
  • Giuseppe Nasillo Direttore di "Controcampo"
  • Prof. Paolo Giansiracusa Storico dell’arte e Docente Universitario
  • Prof. Giovanni Matta Critico d’arte e Poeta
  • Demetrio Paparoni Critico d’arte ed Editore
  • Prof. Nello Punzo Direttore "Nuovi Orizzonti"
  • Prof. Leo Maltoni Direttore "Romagna Arte"
  • Pino Amatiello Scrittore e Saggista

Negli anni ’90 il Maestro si ferma per lunghi periodi, come già descritto, operando sempre per ispirazione e necessità interiore, Argante passa lunghi mesi senza dipingere e toccare il pennello, tralasciando anche impegni e inviti che negli anni ’80 lo avevano visto girovagare per l’Italia e l’Estero. Solo più avanti espone nel 1996 per la sua ultima Mostra personale a Siracusa, presentando nuove opere, continuando e perfezionando la sua Pittura Popolare, i suoi colori, le sue ambientazioni, con una maggiore cura del dettaglio, come La Masseria, Campo nudisti, il Violoncellista …

Gli ultimi anni della sua vita li trascorre a Monza, dove dal 2002 si trasferisce per stare vicino ai suoi figli e ai suoi nipoti, qui la sua attività pittorica anche con l’avanzare dell’età, rallenta, ma anche in questo periodo della sua vita, ci regala un ultimo capolavoro “Paesaggio Innevato” nel 2004, anno anche della sua ultima Mostra personale proprio a Monza.

Ci lascia, il 5 Maggio del 2007.